DEMOCRATIZZAZIONE
La Federciclismo ha un bisogno urgente di essere profondamente democratizzata. Negli ultimi anni si è accentuata una tendenza che è mia volontà invertire, la FCI deve essere più attiva sul campo e più vicina a società e tesserati.Non è più tempo di prendere decisioni importanti nelle segrete stanze del palazzo, è tempo invece di avere un confronto diretto, costante, proficuo con la base.
- • Incontri periodici: oltre ai quattro all'anno già previsti con i rappresentanti dei Comitati Regionali, almeno uno per regione nelle sedi dei Comitati stessi, per incontrare società, componenti di commissioni, presidenti provinciali, direttivi regionali, da cui far scaturire in termini costruttivi la programmazione di un ciclismo migliorato e produttivo. Un progetto certamente ambizioso, ma sulla cui fattibilità sono pronto a scommettere
- • Creazione, sul sito internet della FCI, di uno spazio pubblico di discussione e proposta, aperto ai tesserati
- • Piena trasparenza relativamente ai consigli federali, con trasmissioni via web delle riunioni e delle assemblee federali, per garantire la legittimità di qualsiasi iniziativa evitando "strategie" di palazzo
- • Pragmatizzazione della filiera idea -> progetto -> fattibilità
- • Riduzione dei costi di gestione della FCI
- • Studio per una democratizzazione dell'intera FCI, previa riforma strutturale delle funzioni elettive, da mettere in cantiere nell'assemblea di metà mandato, fissando i parametri più importanti perché la gestione del potere venga affidata per consenso politico della base che dovrà tenere in considerazione gli aspetti meritocratici di ogni aspirante alle varie cariche provinciali, regionali e nazionali
RISPETTO DELLE RISORSE FEDERALI
È opportuno procedere con il massimo impegno alla razionalizzazione dei costi federali al fine di ottenere risparmi delle risorse, evitando quegli sprechi che purtroppo hanno rappresentato e rappresentano da anni un tratto distintivo della nostra Federazione: è bene che finisca l'abitudine ad inutili viaggi di personale federale, con trasferte all'estero in occasione di manifestazioni internazionali (Mondiali, Olimpiadi, ecc.) da parte di dirigenti o autorità politiche federali con soggiorni in alberghi di prima categoria utilizzati dal personale di servizio della FCI.Non è peraltro possibile pensare che la FCI abbia pagato circa 5.200.000 € per debiti pregressi senza che sia stato preso alcun provvedimento nei confronti dei responsabili di tale esposizione debitoria, al fine di mettere in atto eventuali azioni di rivalsa e risarcimento. Qualcuno dovrebbe spiegare come mai non sia stato nemmeno tentato il recupero di queste risorse che, fino a prova contraria, apparterrebbero alle società ciclistiche italiane, sempre più stressate dai continui aumenti dei costi, a cui non corrispondono miglioramenti dei servizi.
Movimenti di denaro, e perdite ammontanti a centinaia di migliaia di euro (se non a milioni, come appena visto), sono un contraltare imbarazzante a quanto messo in campo dalla FCI nei confronti del Comitato Regionale Pugliese, in termini di atti politici, giudiziari ed amministrativi, per fare "chiarezza" su un bilancio di 30.000 euro (o poco più) dal quale non è ancora emerso l'ammanco di un centesimo, mentre è invece emerso con ormai assoluta chiarezza il diverso trattamento (con tratti di vero e proprio accanimento) tra chi a Roma ha disperso milioni di euro e chi a Lecce - con impegno di risorse personali - ha gestito in maniera oculata i pochi fondi a disposizione.
COMITATI REGIONALI E PROVINCIALI
Gli organi territoriali, vero volano dell'attività ciclistica nazionale, arricchiscono la Federazione di risorse umane ed economiche, ma in cambio ricevono poco e nulla. È arrivato il momento di una sterzata netta, e tale sterzata deve essere pensata nell'ottica di un ritorno di risorse dal centro federale ai Comitati Regionali e Provinciali.È necessario che, come già avviene negli enti di promozione sportiva, chi più fa più venga premiato: una proposta per la quale mi sono sempre battuto senza essere mai ascoltato riguarda il rendere agli organi territoriali almeno un 10% di quanto attraverso essi viene introitato dalla Federazione. Sarebbe una molla straordinaria per sviluppare criteri di meritocrazia su tutto il territorio, ed incentivare una crescita di praticanti e agonisti quanto mai auspicabile; e significherebbe anche dare maggiore dignità ai presidenti, oggi costretti a fare i salti mortali per far fronte alle spese generali di gestione degli organi da essi rappresentati.
La nuova redistribuzione dei fondi verrebbe individuata e indirizzata dagli stessi organi territoriali, attraverso un consiglio ad hoc formato da 3 presidenti regionali, e uno formato da 5 presidenti provinciali. Ogni atto di tali consigli - dall'elezione dei componenti all'individuazione della distribuzione dei fondi - andrebbe eseguito per via telematica (con abbattimento totale dei costi gestionali e logistici), con riferimento alla Segreteria Generale a Roma, salvo un incontro da tenersi annualmente a Roma presso la sede della FCI.
In assoluto, si dovranno onorare e rispettare gli impegni nei confronti dei Comitati Regionali, che oggi ricevono i contributi ordinari spesso con mesi di ritardo, fatto che crea grosse difficoltà in assenza di un capitolo di riserva di quote federali cui attingere per gestire i comitati stessi.





