ALTRI CICLISMI

Se il ciclismo professionistico attraversa mari burrascosi, quello erroneamente definito "minore" non se la passa meglio. Uso l'avverbio "erroneamente" perché il ciclismo femminile, quello giovanile, quello indoor, quello offroad ma anche quello amatoriale rappresentano un serbatoio potenzialmente enorme per la nostra attività.

Ciò che negli anni è stato lasciato languire, fino a casi di vero e proprio abbandono, dev'essere recuperato e rimesso in efficienza in tempi brevi, perché da qui, dalla polivalenza, passa il futuro del nostro sport.

  • • Rilancio in grande stile del ciclismo femminile: rispetto agli uomini, le donne che vanno in bicicletta in Italia sono pochissime, e quelle che non ci vanno rappresentano un pianeta (e un mercato!) da conquistare. Abbiamo perso più di un treno, non valorizzando a dovere il ciclismo femminile malgrado quattro Campionati del Mondo su strada vinti in 5 anni: l'esaltazione per una maglia iridata non deve esaurirsi nel giro di pochi giorni, ma deve essere il fulcro tramite cui innescare uno spirito di emulazione e di partecipazione
  • • Riorganizzazione del ciclismo giovanile, sul quale va indirizzata la maggiore attenzione sia per la delicatezza della categoria, sia per le difficoltà di avvicinamento al ciclismo per la mancanza di strutture e ciclodromi
  • • Per quanto riguarda la categoria Giovanissimi, ripristino delle premiazioni soppresse quest'anno con un'azione che avrebbe dovuto essere d'effetto per il presidente Di Rocco, ma che si è rivelata un vero e proprio boomerang
  • • Per quanto riguarda le categorie Allievi ed Esordienti, incentivazione del concetto di competizione interregionale, attraverso l'organizzazione di un Gran Premio Italia a valenza nazionale, che si sviluppi sulla durata di 5 gare (due al nord, due al centro e una al sud), aperto alle società (con numero di partenti limitato in base agli iscritti regione per regione) con premiazione finale, e soprattutto a costo zero per la Federazione, con risorse messe a disposizione dalle 5 società organizzatrici delle singole tappe: tutto ciò allo scopo di calare i giovani ciclisti in un clima che li prepari ai confronti delle categorie superiori
  • • Analogo discorso per quanto riguarda la categoria Juniores, con l'aggiunta di un progetto che porti i giovani azzurri (in specie gli atleti di secondo anno) a misurarsi a livello internazionale, per svilluppare lo spirito di confronto ad alto livello con atleti provenienti da tutto il mondo
  • • Formazione di tecnici e costituzione di uno staff contenente figure professionali quali psicologi, medici dello sport, pedagoghi, che abbiano competenza nel ciclismo e che svolgano un ruolo di collaborazione e di indirizzo per i Comitati Regionali, attraverso i quali tali professionisti possano interagire coi tecnici delle varie società, almeno una volta a trimestre
  • • Nuovo progetto per il ciclismo su pista, che necessita di non più rinviabili aggiornamenti sui piani gestionale, tecnico, logistico, impiantistico, se vorrà riavvicinare il livello delle nazioni guida del settore. In particolare, è urgente la realizzazione di due impianti coperti, dopo quello di Montichiari: uno al centro e uno al sud d'Italia. Non sarebbe da escludere anche un impianto in una località centrale della Sicilia, per dare impulso a una regione (che conta 5 milioni di abitanti ed uno dei più alti numeri di province in Italia), le cui caratteristiche geografiche, ambientali, storiche e turistiche possano innescare un'ottima collaborazione con le federazioni ciclistiche dell'area mediterranea. Il progetto è ambizioso quanto necessario, e metterlo in cantiere sarebbe una delle scommesse prioritarie per la FCI
  • • Incentivazione all'attività fuoristrada (Cross, MTB, BMX) da considerare parallela e non alternativa al ciclismo su strada, col fine primario di allungare la stagione ciclistica anche all'inverno

  • Ultimo ma non meno importante, il pianeta cicloamatoriale: un mondo nei cui confronti c'è oggi una sorta di sopportazione, eppure il contributo apportato dalle categorie cicloamatoriali e master è importantissimo anche a livello economico, oltre che di numero di tesserati.
    Per questo bisogna dare maggiore dignità alle categorie amatoriali, con progetti finalizzati ad un ulteriore incremento, e soprattutto con l'organizzazione di eventi che abbiano la forza di riconquistare spazi rispetto agli enti di promozione sportiva che spesso hanno una posizione egemone rispetto al ciclismo federale.
    È opportuno insomma soffermarsi e riflettere su questo ambito del ciclismo italiano, evitando quelle forme di snobismo che a volte oggi si avvertono, anche e soprattutto da parte del presidente Di Rocco. Il quale ha avuto modo di contestare con infondate e gravi accuse le cifre che parlano di una crescita del 65% soprattutto nelle categorie amatoriali e con provenienza dagli enti di promozione sportiva, nella tanto (da lui) osteggiata Puglia gestita in questi anni da Salvatore Bianco; ma purtroppo l'odio viscerale che caratterizza il presidente Di Rocco nei miei confronti lo porta a considerazioni prive di qualsiasi serenità di giudizio: per lui il bicchiere di Bianco è sempre vuoto...
Federazione Ciclistica Italiana