Il ciclismo italiano, figlio di una ultrasecolare tradizione di leadership nel mondo, oggi naviga a vista, investito da una moltitudine di problemi che l'attuale gestione della FCI si è dimostrata non del tutto adeguata a fronteggiare.

La Federciclismo dei personalismi ha perso contatto con quelle che sono le necessità primarie di società e tesserati, e ha abdicato anche al ruolo di guida sicura di un movimento sballottolato di qua e di là da mille istanze contrastanti. Non si intuisce una prospettiva, non si intravede una politica netta, non si esperisce una saldezza d'intenti nel "manico" di questa Federazione che si è chiusa a riccio su se stessa, nel Palazzo, ponendo enormi distanze coi problemi quotidiani del movimento i cui interessi generali dovrebbe salvaguardare.

C'è bisogno di una svolta, di una ventata d'aria nuova, di idee diverse, di una gestione indipendente dalle tensioni dei vari poteri e che risponda solo ai suoi affiliati e solo del progetto di rilancio totale del ciclismo italiano. Sono io la persona giusta per incarnare questa voglia di ripartenza del ciclismo italiano? Lo diranno i fatti.

Non ho, a differenza di altri, ambizioni di far carriera nella politica sportiva, non voglio diventare presidente del CONI o dell'UCI, non voglio un posto al CIO, non voglio fare il Ministro dello Sport. Il mio unico scopo è il bene del ciclismo italiano, così come per 28 anni il mio unico scopo è stato il bene del ciclismo pugliese, che ho guidato sul campo e con ottimi risultati, che sfido chiunque a contestare.

Ho avuto tanti successi nella mia vita privata e professionale, non cerco soddisfazioni e prestigio superiori a quel che ho già ricevuto in dono (o che mi sono faticosamente costruito col mio lavoro) durante la mia esistenza. Voglio spendere le mie migliori energie per amore del ciclismo, che da sempre è la mia passione; e per spirito di servizio nei confronti del movimento italiano, a cui sento di poter garantire un aiuto determinante.

Non è la prima volta che presento la mia candidatura alla presidenza della Federazione Ciclistica Italiana. Ma di sicuro è la volta più importante. La più urgente.

Il programma che qui presento non promette di essere esaustivo in ognuna delle parti del ciclismo italiano su cui sarebbe necessario, o quantomeno utile intervenire. Ma non si tratta di una monolitica "tavola delle leggi", bensì di un elenco di "cose da fare" che è pronto ad arricchirsi di voci, spunti, idee, aperto ai contributi della base che, più che mai, è mia intenzione coinvolgere nei processi decisionali e attuativi del nostro movimento.

Non pretendo di calare dall'alto sul ciclismo italiano un memorandum di interventi indiscutibili, ma ambisco alla possibilità di pensare, progettare, realizzare il ciclismo del futuro insieme a tutti i tesserati della FCI.

Comprendo la difficoltà e l'ambizione del progetto, che qualche lettore riterrà utopistico e irrealizzabile. Sono invece fermamente convinto che la voglia di fare e di concretizzare qualsiasi progetto passa esclusivamente dalla determinazione, dall'impegno costante e dalla conoscenza dei problemi sulle tematiche del ciclismo, conoscenza che di certo non mi manca dopo tanti anni di pratica e politica ciclistica.